• Marco Belpoliti

Il circo delle pulci


Edizioni l'Erta ha colto

il suggerimento di Marco Belpoliti e, nella collana LePerle (libri dimenticati, ritrovati e ristampati), ha da poco aggiunto una nuova pubblicazione, appunto Dodici piccoli coinquilini di Karl von Frish. Di seguito un estratto dell'articolo di Belpoliti (da Doppiozero)


“Uno dei più bei libri sui parassiti domestici l’ha scritto Karl von Frisch ed è stato pubblicato in Germania nel 1976 quando l’autore aveva già novant’anni, essendo nato nel 1886 a Vienna. S’intitola Dodici piccoli coinquilini; e con ogni probabilità fa il verso al famoso romanzo di Agatha Christie, Dieci piccoli indiani, uscito in volume nel 1939. Lo zoologo austriaco, vissuto gran parte della sua vita a Monaco, nel 1973 aveva vinto il Premio Nobel per le sue scoperte sul linguaggio delle api, e per questo è ricordato ancora oggi nei libri scolastici. Ma non è stato solo uno specialista di questo particolare insetto così amato per la produzione di miele e di cera. Nel 1923, quando aveva trentasette anni, von Frisch si era applicato allo studio dei pesci e aveva dimostrato che possiedono l’udito ed emettono anche suoni. Aveva addestrato in un acquario un pesce gatto cieco a uscire dal suo rifugio e a correre in superficie appena sentiva un preciso fischio. Il saggio fu pubblicato su una rivista scientifica con un titolo ben poco accademico: Di un pesce gatto che accorre quando si fischia.




La nuova veste grafica di Dodici piccoli coinquilini



Il libro sui “coinquilini” è stato tradotto in italiano nel 1981 da Mondadori (tra.it di Patrizia d’Alessio) e da allora mai più ristampato, nonostante sia uno dei libri più chiari, spiritosi e profondi dedicati agli insetti (ragni compresi, che però insetti non sono). Von Frisch sa scrivere, come ricorda nella sua prefazione Leo Pardi, professore di etologia a Firenze, titolare della prima cattedra istituita in Italia quando l’etologia cominciava a essere conosciuta attraverso la traduzione delle opere di Konrad Lorenz. Lorenz aveva vinto con von Frisch il Nobel per la Biologia; insieme a loro a Stoccolma a ricevere l’alloro c’era anche Nikolaas Tinbergen, olandese, noto per i suoi studi sull’istinto animale. Collaboratore di Lorenz, Tinbergen era nato nel 1907, ed è considerato il vero fondatore dell’etologia comparata; durante la guerra passò due anni in un campo di concentramento tedesco, e questo lo portò a rompere per diverso tempo con il suo maestro, che aveva aderito al nazismo divenendo membro del partito. Tra gli studi innovativi di questo scienziato c’è anche un libro dedicato all’autismo, Bambini autistici (Adelphi) pubblicato con la moglie Elisabeth, psicologa, dove sostiene l’origine psicogena di questo disturbo, dovuto a danni emozionali subiti nei primi mesi di vita dai bambini. Un libro etologico anche questo.

I coinquilini di von Frisch sono dei parassiti domestici: mosca domestica, zanzara, pulce, cimice dei letti, pidocchio, tignola dei panni, blatta comune, pidocchio delle piante, formica lepisma, ragno, zecca. Lo zoologo viennese possiede una prerogativa che gli deriva dell’essere stato uno dei padri fondatori della fisiologia comparata: mette continuamente a confronto questi insetti con gli esseri umani, non in astratto, bensì confrontando i vari aspetti fisici (similitudini e differenze): sistema olfattivo, cuore e sistema cardiocircolatorio, dimensioni, funzioni alimentari, eccetera.

Oggi il tema dell’ibrido è di gran moda; si parla di ibridazione tra l’uomo e gli animali e anche tra l’uomo e le piante. Primo Levi ne ha scritto in modo esemplare sia nei suoi racconti che negli articoli pubblicati sui giornali e riviste. Basta però rileggere i grandi scienziati dell’Ottocento e del Novecento per trovare che proprio dalla fisiologia comparata vengono molte indicazioni per comprendere come e perché gli esseri umani siano degli ibridi biologici. Von Frisch ci aiuta a guardare il mondo degli insetti con occhio differente, meno antropocentrico. Dei suoi dodici insetti ne ho scelti due, che mi paiono particolarmente interessanti e su cui lo zoologo viennese ci dà sorprendenti informazioni: la pulce e la zecca. Comincio con la pulce.

L’uomo, scrive lo zoologo, ha posto i vertebrati in cima al sistema dei viventi e continua a considerarsi il coronamento della creazione, pensando, più o meno consapevolmente, che gli insetti non siano riusciti ad andare oltre. Sulla Terra ci sono circa 7000 specie di vertebrati e 1.000.000 di insetti – i dati citati da von Frisch risalgono alla metà degli anni Settanta –, che corrispondono ai tre quarti delle specie animali conosciute. Tutto questo qualcosa vorrà pur dire. La natura nel manifestare la sua fantasia creativa ha dato loro la preferenza, e li ha dotati di un numero senza paragoni. Scrive lo zoologo: “Cosa è mai una metropoli, cosa sono i giganteschi banchi di aringhe in confronto agli insetti che affollano un bosco! Formicaio dopo formicaio, vi si allineano i nidi a monticello della formica rossa, ognuno con centinaia di migliaia di abitanti; nelle corone degli alberi questi spiritelli indaffarati ronzano e brulicano, s’industriano sotto il muschio e ogni passo l’occhio attento s’imbatte in essi o nelle loro tracce. Ma i più passano distrattamente senza accorgersi di nulla”.


Estratto da Doppiozero 13 settembre 2020





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