• Silvia Pecora

Sei mesi in Appennino di Margaret Stokes

Updated: Mar 25

«Caro M. Sono abbastanza innamorata degli Appennini e penso siano più pittoreschi e più belli nei colori, non solo all’alba e al tramonto ma in ogni ora del giorno, di come pensavo essere le Alpi» Margaret Stokes 1989


Nell’autunno del 1889 arrivò a Bobbio un’insolita viaggiatrice, proveniente dalla lontana Irlanda. Che cosa la portava nella città di san Colombano? Ce lo racconta lei stessa in una serie di lettere, che ci restituiscono un ritratto rigoroso e appassionato di un importante protagonista della storia religiosa europea e della città che ancora conserva indelebili tracce del suo operato. Ma anche un colorito affresco della vita in Appennino alle soglie del Novecento.


Piacenza, 1 ottobre 1889
Caro A. Sono sorpresa di notare quanto siano vuote qui le chiese, anche se in passato questa città fu chiamata “Piacenza la fedele”, ma certamente mai nessun posto ha meritato il nome Placentia, Piacevolezza, più di questa città. L’atmosfera della piazza nel suo insieme, il colore dei palazzi, lo sguardo delle persone, la vita dell’industria, senza chiasso o eccitazione, qui tutto è piacevole.

Margaret Stokes nasce a Dublino (Irlanda) nel 1832, di famiglia colta e benestante. Tra i numerosi intellettuali che frequentavano regolarmente la sua casa, fu lo storico William Reeves ad avere su di lei una particolare influenza, iniziandola allo studio della storia antica irlandese. Disegnatrice di talento e abile fotografa, scrisse vari libri, tra cui Six Months in the Apennines (1892) e Three Months in the Forests of France (1895). Fu la prima donna irlandese a essere eletta membro onorario della Royal Irish Academy nel 1876 e della Royal Society of Antiquaries of Ireland. Morì nella sua casa di Howth, nella contea di Dublino, nel 1900.







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